4 maggio 2014

Burri

Alberto Burri (1915-1995) è l’artista italiano, insieme a Lucio Fontana, ad aver dato il maggior contributo italiano al panorama artistico internazionale di questo secondo dopoguerra. La sua ricerca artistica è spaziata dalla pittura alla scultura avendo come unico fine l’indagine sulle qualità espressive della materia. Ciò gli fa occupare a pieno titolo un posto di primissimo piano in quella tendenza che viene definita «informale».

Nato a Città di Castello in Umbria, segue gli studi di medicina e si laurea nel 1940. Arruolatosi come ufficiale medico, viene fatto prigioniero a Tunisi dagli inglesi nel 1943. L’anno successivo viene trasferito dagli americani in un campo di prigionia in Texas. Qui inizia la sua attività artistica. Tornato in Italia abbandona definitivamente la medicina per dedicarsi esclusivamente alla pittura.

Sin dall’inizio la sua ricerca si svolge nell’ambito di un linguaggio astratto con opere che non concedono assolutamente nulla al figurativo in senso tradizionale. Le prime opere che lo pongono all’attenzione della critica appartengono alla serie delle «muffe», dei «catrami» e dei «gobbi». Questa opere, che esegue tra la fine degli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta, conservano un carattere essenzialmente pittorico, in quanto sono costruite secondo la logica del quadro. Le immagini, ovviamente astratte, sono ottenute, oltre che con colori ad olio, con smalti sintetici, catrame e pietra pomice. Nella serie dei «gobbi» introduce la modellazione della superficie di supporto con una struttura di legno, dando al quadro un aspetto plastico più evidente.

Alla prima metà degli anni Cinquanta appartiene la sua serie più famosa: quella dei «sacchi». Sulla tela uniformemente tinta di rosso o di nero incolla dei sacchi di iuta. Questi sacchi hanno sempre un aspetto «povero»: sono logori e pieni di rammenti e cuciture. Al loro apparire fecero notevole scandalo: ma la loro forza espressiva, in linea con il clima culturale del momento dominato dal pessimismo esistenzialistico, ne fecero presto dei «classici» dell’arte. Con alcune mostre tenute da Burri in America tra il 1953 e il 1955 avviene la sua definitiva consacrazione a livello internazionale.

La sua ricerca sui sacchi dura solo un quinquennio. Dal 1955 in poi si dedica a nuove sperimentazioni che coinvolgono nuovi materiali. Inizialmente sostituisce i sacchi con indumenti quali stoffe e camicie. La sua ricerca è in sostanza ancora tesa alla sublimazione poetica dei rifiuti: degli oggetti usati e logorati ne evidenzia tutta la carica poetica come residui solidi dell’esistenza non solo umana ma potremmo dire cosmica.

26 aprile 2014

Chiesa della Vittorina

Chiesa della Vittorina
E'costruita nel luogo in cui, secondo la tradizione, S. Francesco incontrò il lupo di Gubbio. Francesco, nel 1213, ottiene in affidamento dai benedettini di S. Pietro, la piccola chiesa di S. Maria della Vittoria, i francescani continueranno ad abitarla fino al 1240 d.C., anno in cui si trasferiscono nel nuovo convento. L'esterno della "Vittorina" non presenta decorazioni riferibili al tempo della costruzione, i muri sono in pietra locale, sorreggono la copertura a capanna e delimitano un ambiente quadrangolare di modeste dimensioni, dal quale emerge solo l'abside a pianta rettangolare. Quest'ultima, nel XV secolo, è ridotta dalla costruzione di un muro per l'alloggiamento di una crocifissione. All'interno, le pareti della navata vengono adornate con affreschi del'400, mentre i quattordici quadretti riproducenti le storie della Madonna risalgono al ‘600.
  Numerosi affreschi votivi, per lo più dell’inizio del sec. XVI, ricoprono le pareti laterali della chiesa. Dietro l’altare, con bella mostra lapidea, è dipinta una Crocifissione attribuita a Orlando Merlini. Altre pitture si trovano nella cappella laterale (Storie di S. Francesco del 1639, Madonna col Bambino e Santi, tela di Giovanni M. Baldassini).
La costruzione originaria della chiesetta si fa risalire al secolo IX, nel punto in cui gli eugubini avevano battuto i saraceni. Per questo era stata chiamata Vittorina. All’interno, le pareti dell’unica navata, vengono arricchite, nel Quattrocento, con decorazioni a fresco, mentre sono seicenteschi i quattordici quadretti con le storie della Madonna.

22 aprile 2014

LA NECROPOLI DI STROZZACAPPONI

Lungo la strada che da Perugia conduce verso il lago Trasimeno sorgeva uno dei maggiori insediamenti di carattere produttivo e artigianale.La zona, attualmente ai confini fra i comuni di Perugia e di Corciano, era ed è tuttora ricca di giacimenti di travertinoLa necropoli etrusca, formata da decine di tombe a camera, di cui 75 note, testimonia la presenza di una comunità di artigiani dediti alla lavorazione del travertino.Del nucleo urbano non restano tracce archeologiche.Resta invece un’ampia necropoli, nella quale erano deposti i nuclei familiari di quegli operai ed artigiani: le tombe, a camera con dromos di accesso e scalinata, sono state scavate nel banco di travertino; all’interno delle camere rettangolari vi sono banchine per la deposizione delle urne cinerarie e dei corredi.Le urne, di solito non decorate, sono spesso personalizzate con il nome del defunto scolpito o dipinto sul coperchio.


16 aprile 2014

La sacra Spina - Montone

La Sacra Spina

santaspina montone inLe sacre spine sono il simbolo estremo della passione di Gesù Cristo, segno di una regalità autentica, paradossale rispetto a quelle umane. La storia della corona di Cristo è densa di suggestioni. Il ritrovamento delle reliquie della passione è attribuito Sant’Elena madre dell’imperatore Costantino, la quale durante un pellegrinaggio sul Golgota, rinvenne la croce e i chiodi della crocefissione.
La corona di spine sembrerebbe non far parte del ritrovamento.
Tuttavia le prime spine di cui si ha notizia sono quelle donate da Sant’Elena nel 323 a Roma, provenienti da Gerusalemme dove la corona restò certamente fino al IV secolo, presenza confermata da S. Paolino da Nola. Fino al 1200, le notizie sono frammentarie e non sempre attendibili.
Nel 1204 la corona di Cristo era venerata a Costantinopoli nella cappella di Santa Maria del Faro. Da questo momento la reliquia divenne oggetto di trattative e scambio. Nella cristianità del XIII secolo, grande manifestazione di devozione, e fonte di grande prestigio è il possesso di reliquie, pertanto la corsa al collezionismo da parte di re, stati, città, creò un vero e proprio mercato capace di far lievitare i prezzi di quelle più rare e, cosa di non minor conto, capace di favorire le falsificazioni.
L’imperatore di Costantinopoli, Baldovino II,  per far fronte alle spese di guerra, ottenne un prestito dai veneziani offrendo in pegno la Corona di spine, alla scadenza del pegno Luigi IX di Francia, il re santo, offrì a Baldovino II il riscatto per la Corona che in questo modo sarebbe stata trasportata in Francia. I veneziani non accettarono di buon grado l’idea di essersi fatti sfuggire di mano una tale insigne reliquia e dopo lunghe trattative  ottennero che la Corona fosse trasportata a Venezia, perché la città godesse dei benefici, seppur temporanei, della sua presenza: la protezione, i favori, il prestigio. Trasportata infine a Parigi, in una solenne processione penitenziale, il re a piedi nudi e vestito da penitente consegna la Corona all’arcivescovo. Al glorioso reliquiario San Luigi fece erigere, nel 1248, la Sainte-Chapelle, e non perse l’occasione di associare la gloria del re al quella di Dio.
La corona è oggi custodita a Notre Dame ed è un serto senza spine.
Tra il 1470 e il 1477 Carlo Fortebracci, conte di Montone, per le sue virtù militari, ereditate di certo dal padre Braccio,  combatteva al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia, qui ricevette in dono una Spina della Corona del Cristo, la portò in dono a Montone e ne decretò la festa il Lunedì dell’Angelo. La leggenda racconta che la Spina fiorisse il Venerdì Santo emanando un dolcissimo profumo.
Il richiamo della reliquia era talmente grande, i pellegrini tanto numerosi, che nei primi anni del ‘600, per motivi di ordine pubblico, fu ordinata una seconda ostensione. Dal 1798, quando la chiesa di S. Francesco fu incendiata, la Spina nel suo prezioso reliquiario è custodita dalle suore del Convento di S. Agnese.
Se ne festeggia l’ostensione il Lunedì dell’Angelo e la penultima domenica di Agosto in un clima intriso di religiosità popolare e storia.

9 aprile 2014

Gubbio - Il Monte Ingino

Intra Tupino e l'acqua che discende 
del colle eletto dal beato Ubaldo, 
fertile costa d'alto monte pende,

onde Perugia sente freddo e caldo 
da Porta Sole; e di rietro le piange 
per grave giogo Nocera con Gualdo.
Dalla Divina Commedia - Canto 11 del Paradiso 


Tra ' due liti d'Italia surgon sassi, e non molto distanti a la tua patria

Il monte Catria
« Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che' troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria. »

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Canto ventunesimo del Paradiso, versi 106-111)

Il monte Catria è una montagna dell'Appennino umbro-marchigiano alta 1701 m s.l.m. posta lungo il confine tra Umbria e Marche, all'interno del territorio dei comuni di Cagli, Cantiano, Frontone e Serra Sant'Abbondio, in provincia di Pesaro e Urbino e del comune di Scheggia e Pascelupo, in provincia di Perugia. Fa parte delle comunità montane del Catria e Nerone e del Catria e Cesano (PU) e dell'Alto Chiascio (PG).

Il gruppo del Monte Catria comprende inoltre altre cime minori: il monte Acuto (1668 m), le Balze degli Spicchi (1526 m), il corno di Catria (1186 m), il monte Tenetra (1240 m), il monte Alto (1321 m) e il monte Morcia (1223 m). L'altimetria segna dunque le quote più elevate di questa parte settentrionale dell'Appennino umbro-marchigiano; le vette del monte Catria e del monte Acuto sono peraltro le più alte nel tratto appenninico compreso tra la catena dei monti Sibillini a sud e l'alto Appennino bolognese con il corno alle Scale (1945 m), a nord.

Dal Catria nascono i fiumi Cesano, Artino, e Cinisco. Data l'imponenza, il grande massiccio è percorribile per tortuosi sentieri o strade asfaltate fin sulla cima, da dove si domina l'Italia centrale e la costa adriatica in un vastissimo panorama. Si può salire da Chiaserna di Cantiano, Val d'Orbia, Isola Fossara, Montelago di Sassoferrato, Serra Sant'Abbondio, Frontone, Colombara.

29 marzo 2014

La madonna del parto


La Madonna del Parto di Piero della Francesca
Mostre Nella piccola chiesa di Santa Maria a Momentana, isolata in mezzo al verde delle pendici collinari di Monterchi, Piero della Francesca dipinse in soli sette giorni uno dei suoi più noti e ammirati capolavori, che oggi richiama nella Val Tiberina visitatori da tutto il mondo.

La datazione esatta dell`opera è incerta, oscillando a seconda delle teorie dal 1450 a oltre il 1475. Non sono chiare le motivazioni della committenza né della scelta del soggetto, tema piuttosto frequente nell’iconografia spagnola, ma del tutto insolito in quella italiana. L’affresco rappresenta infatti la Vergine incinta, raffigurata in piedi al centro di una preziosa tenda damascata, i cui lembi sono tenuti aperti ai due lati da una coppia di angeli perfettamente simmetrici fra loro. Estremamente giovane, Maria è colta di tre quarti, in una posa regale, ma anche di grande realismo. La sua condizione umana è evidenziata dalla veste leggermente aperta sul corpo rigonfio e dalla gestualità naturale (comune in ogni gestante) con cui poggia una mano sul ventre, mentre l’altra è puntata su un fianco a sorreggerne il peso.

Il dipinto ornava in origine la parete di fondo dell’altare maggiore dell’antica chiesa di Santa Maria di Momentana (XIII sec.), già di Santa Maria in Silvis. Nel 1785 la chiesa fu distrutta da un terremoto che lasciò in piedi la sola parete con l`affresco. Successivamente l`opera fu staccata a massello dal muro ed inserita nella Cappella del cimitero. A partire dalla sua riscoperta nel 1889, in momenti diversi del secolo scorso l’affresco fu più volte mutato di sede, venendo prima staccato dalla parete originaria per ragioni conservative e in seguito restaurato. Attualmente si trova nel Museo della Madonna del Parto del Comune di Monterchi, ma la sua collocazione definitiva è tuttora oggetto di contenzioso tra il comune stesso, la Soprintendenza dei Beni Culturali e la Diocesi.

13 marzo 2014

La roveja

Oggi parliamo di un presidio slow food: la roveja civita di Cascia. La roveja è un piccolo legumesimile al pisello, dal seme colorato che va dal verde scuro al marrone, grigio. Nei secoli passati era coltivato su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui Monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate: la roveja è resistente anche alle basse temperature, si coltiva in primavera-estate e non ha bisogno di molta acqua. Cresce anche in forma spontanea, lungo le scarpate e nei prati, ma nei secoli passati era protagonista dell’alimentazione dei pastori e contadini dei Sibillini con altri legumi poveri quali lenticchie, cicerchie, fave. Proprio perché cresce da sempre anche selvatico alcuni ricercatori sostengono che si tratti di un progenitore del pisello comune. Secondo altri invece è una vera e propria specie (Pisum arvense) differente da quella del pisello (Pisum sativum), in ogni caso la classificazione botanica è ancora indefinita. Esiste invece un totale accordo sulla sua valenza nutritiva: è molto proteica, in particolare se consumata secca, ha un altro contenuto di carboidrati, fosforo, potassio e pochissimi grassi. Oggi è stata pressochè abbandonata ovunque e resistono solo pochi agricoltori nella val Nerina, in particolare a Cascia dove, in una località chiamata Preci, c’è una fonte detta dei rovegliari. In questa vallata la roveja si semina a marzo a un’altitudine che va dai 600 ai 1200 metri e si raccoglie tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. La battitura è simile a quella della lenticchia: quando la metà delle foglie è ingiallita e i semi sono diventati cerosi, si sfalciano gli steli e si lasciano sul prato ad essiccare. Quando l’essicamento è completato si portano sull’aia e si trebbiano. Si deve poi liberare la granella dalle impurità con una ventilazione che avviene con setacci. La roveja, detta anche roveglia, rubiglio, pisello dei campi, corbello, si può mangiare fresca oppure essiccata, in questo caso diventa un ottimo ingrediente per minestre, zuppe. Macinata a pietra, si trasforma in una farina dal lieve retrogusto amarognolo che serve per fare la farecchiata o pesata: una polenta tradizionalmente condita con un battuto di acciughe, aglio e olio extravergine di oliva, buona anche il giorno successivo, affettata e abbrustolita in padella.

12 marzo 2014

Appunti dall'Umbria - Assisi, Gubbio, Perugia e dintorni: Il Giubileo Eucaristico Straordinario ad Orvieto

Appunti dall'Umbria - Assisi, Gubbio, Perugia e dintorni: Il Giubileo Eucaristico Straordinario ad Orvieto: Il Giubileo Eucaristico Straordinario ad Orvieto (Tr)  Il grande evento religioso concesso da Papa Benedetto XVI dal 13 gennaio 2013 al 16...

Il Giubileo Eucaristico Straordinario ad Orvieto

Il Giubileo Eucaristico Straordinario ad Orvieto (Tr) Il grande evento religioso concesso da Papa Benedetto XVI dal 13 gennaio 2013 al 16 novembre 2014
L' evento religioso è stato concesso da Papa Benedetto XVI in occasione del 750° anniversario del Miracolo di Bolsena e della FESTA DEL CORPUS DOMINI. I luoghi del Giubileo sono il Duomo di Orvieto e quello di Santa Cristina a Bolsena. Ad Orvieto il 13 gennaio 2013 è stata aperta la porta Santa del Corporale, uno dei passaggi necessari per ottenere L'INDULGENZA PLENARIA fino al 16 novembre 2014, data prevista per la conclusione del Giubileo.

Il percorso giubilare inizia dall'ingresso del tunnel sotterraneo al Duomo, sottostante la cappella di San Brizio, sul lato destro del Duomo. L'ufficio accoglienza pellegrini della Segreteria del Giubileo Eucaristico (sala Pieri del Vescovado, lato destro del Duomo) consegna il pass ed appone il timbro del percorso giubilare.

1 marzo 2014

Sensational Umbria

One hundred images of Steve McCurry, with over seventy unpublished, are the contents of the exhibition "Sensational Umbria" which will open in Perugia from 29 March to 5 October 2014. The exhibition recounts the journey that the artist has made in Umbria, with the goal of telling a land rich in time , suggestions of the past but also the ability of its inhabitants to live the present epoch . The exhibition is sponsored and organized by the Umbria Region in collaboration with the Municipality of Perugia, for the most part will be placed in the spaces Ex- Fatebenefratelli soon recovered and opened for the occasion. A portion of the images will be placed in the Museum of Palazzo Penna , in the Hall of Boards of Beuys.
The Project Sensational Umbria  is made by the Umbria Region as part of a strategy of territorial development which in time will affirm the brand Umbria. Steve McCurry has done work of documentation of territorial values taking advantage of the most significant aspects of contemporary Umbria .The choice of photography has allowed the region to speak a universal language , that of images , enabling communication skills and emotional expression hardly comparable with other instruments. The project has been through a few clicks premiered at Fuorisalone di Milano, at the Pinacoteca di Brera , then Marseilles, New York, Perugia, Assisi and Orvieto. At the time of the Project will include presentations in Shanghai, Terni, Città di Castello.
The exhibition in Perugia, in the two locations identified, will open March 29 to close on 5 October, and will be open every day from 10.30 to 19.00 with the exception of Mondays, unless otherwise indicated.
On Saturday you can visit the exhibition until 23. Any change will be immediately communicated through the site www.sensationalumbria.eu. The cost of the ticket is 6,50 Euros and there are multiple and different facilities.

29 gennaio 2014

Carnevale in Umbria 2014

Festeggiamenti carnevaleschi in Umbria con numerose manifestazioni, sfilate di carri allegorici, esibizioni di maschere e degustazioni di dolci tipici
Anche il Carnevale 2014, che inizia il 17 gennaio, giorno della festa di Sant'Antonio Abate, e termina il 04 marzo, è all'insegna di celebrazioni giocose e fantasiose, centrate sulla tradizione del mascheramento e accompagnate da gustosi dolci tipici carnevaleschi quali struffoli, frittelle e castagnole. Alcuni centri umbri si trasformano in vere e proprie “città del Carnevale”, come Sant'Eraclio di Foligno che ha portato il suo Carnevale dei Ragazzi, uno dei più antichi dell'Umbria.

Spettacolarità e travestimento sono infatti gli elementi distintivi del carnevale, le cui origini affondano in antiche festività pagane come le dionisiache greche e i saturnali romani, espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.

Ma il carnevale è parte della tradizione cristiana ed è una festa che si celebra nel periodo di tempo immediatamente precedente alla Quaresima e termina sempre il martedì che precede il giorno delle Ceneri, detto popolarmente Martedì grasso. Il significato della parola carnevale, che deriva dal latino “carmen levare” (eliminare la carne), indica l'uso, in antico, di banchettare subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

Molti gli appuntamenti in diverse località dell’Umbria dove tutti possono trasformarsi e partecipare ai festeggiamenti tanto originali da richiamare turisti e visitatori da ogni parte del paese.

Da non perdere le sfilate dei carri allegorici, i gruppi mascherati e le bande musicali del Carnevale di Acquasparta (TR) e di Carnevalandia a Todi (PG), del Carnevale di San Sisto (PG) e del Carnevale di Spoleto (PG).

Di seguito i principali appuntamenti del Carnevale in Umbria:

Carnevale dei Ragazzi di Sant'Eraclio di Foligno

Carnevale di Acquasparta

Carnevale a San Sisto di Perugia
Il Carnevale di Perugia 
Le giornate del Bartoccio a Perugia
Carnevale di Todi

Carnevale dei Ragazzi a Gubbio

Carnevale in piazza a Città di Castello
Carnevale delle Meraviglie ad Assisi

Carnevale di Spoleto

19 gennaio 2014

Castello Bufalini

CASTELLO BUFALINI - SAN GIUSTINO

Il paesaggio che fa da cornice al Castello Bufalini è quello urbano del centro storico della città valtiberina di San Giustino, alle falde dell’appennino nord dell’Umbria. Il complesso rinascimentale, definito dallo storico Giovanni Magherini Graziani “villa dentro una fortezza”, è situato in una zona di confine tra Umbria, Toscana, Marche e Romagna. 

Nasce come fortezza militare alla fine del XV quando Città di Castello, per arginare gli attacchi dei nemici, decise di costruire un castello fortificato su progetto dell'architetto romano Mariano Savelli sul luogo di un fortilizio preesistente di proprietà della famiglia Dotti, ormai in rovina a seguito degli eventi bellici del tempo. 
Poichè la costruzione richiedeva un ingente capitale, nel 1487 il Castello fu donato a Niccolò di Manno Bufalini, cittadino tifernate e ricco possidente terriero in San Giustino, con l'obbligo di completare i lavori sotto la direzione di Giovanni e di Camillo Vitelli e di difendere il maniero in caso di guerre.
La fortezza fu costruita a forma di quadrato irregolare con torri angolari raccordate da camminamenti merlati, su cui domina la mole della torre maestra; il tutto ulteriormente difeso da un ampio e profondo fossato a pianta stellare con ponte levatoio. 
Nel 1500, con il consolidarsi della potenza economica e politica della famiglia Bufalini divenuta di fatto la feudataria del luogo, il Castello fu trasformato in una villa fortificata secondo nuove esigenze sociali, artistiche e culturali.

Nei secoli successivi viene creato un ampio giardino “all’italiana”, uno dei più significativi della regione, nel quale erano presenti le maggiori varietà di frutta, agrumi con limonaia, la ragnaia, fiori rari, erbe officinali, ortaggi ed un labirinto impiantato nel 1692, tuttora esistente.  Il parco è ricco di fontane e a fare da leitmotiv è il canale scoperto per lo scorrimento dell’acqua che le collega.


Oggi Palazzo Bufalini offre al visitatore la possibilità di percorrere un viaggio nel passato: in tutti gli ambienti sono conservati, oltre agli affreschi, un gran numero di quadri, di mobili, di lampadari e di suppellettili (tra cui anche busti di epoca romana) che fanno del palazzo un raro esempio di nobile dimora giunta fino a noi stupendamente conservata ed arredata. Tra i quadri da ricordare due splendide Madonne, una del Pinturicchio e l'altra attribuita ad artista della bottega del Signorelli. Le opere d’arte sono distribuite lungo il percorso museale non in senso cronologico, ma secondo il gusto e gli interessi dei vecchi proprietari. La storia stessa dei Bufalini, ricostruita tramite i documenti dell’archivio e caratterizzata dall’immagine di alcuni di loro, costituisce il filo conduttore della visita.
La natura di alcune parti del Castello, di particolare bellezza e spettacolarità, si prestano a diversificate attività in ambito culturale e per manifestazioni di ampio respiro pubblico, non ultime ambientazioni teatrali nonché location televisive e cinematografiche.


26 dicembre 2013

Calendario delle sonate del Campanone a Gubbio

  • 1° gennaio: Sonata a festa: mezzogiorno;
  • Sabato Santo: Sonata a festa : mezzanotte (Da il via la campana del Duomo al Gloria);
  • Pasqua: Tre Sonate a Festa: alba, mezzogiorno, tramonto;
  • 25 aprile: Tre Sonate a Festa: alba, mezzogiorno, tramonto. (La Liberazione) Una Sonata da corteo alle ore 10;
     
  • 1 maggio: Tre sonate a festa: alba, mezzogiorno, tramonto. Una sonata da corteo alle ore 10;
  • Prima domenica di maggio: Una Sonata a festa alba. Una Sonata da corteo (La Sbatoccata con i Ceri che girano in piazza con i bambini sopra);
  • 13 maggio: 1° Doppio di S. Ubaldo (Una Sonata a festa ed un tocco): sera; 
  • 14 maggio: II° Doppio di S. Ubaldo (Due Sonate a Festa a due tocchi): sera;
  • 15 maggio: Due Sonate a festa: alba (Sveglia dei Capitani) per l'Alzata dei Ceri (Quando esce il cero di S. Ubaldo dal portone del Palazzo dei Consoli),Una sonata da corteo alle ore 17 (Per la Processione), la Sbatoccata per le Girate della sera. III° doppio di S. Ubaldo (Tre sonate a festa a tre tocchi): sera;
  • 16 maggio: Tre sonate a festa: alba, mezzogiorno, sera. (S. Ubaldo);
  • Ceri mezzani: Due sonate a festa: alba e per l'Alzata. Una Sonata da corteo per la Corsa, la Sbatocata per le Girate della sera;
  • Palio della Balestra: (ultima domenica di maggio) Due Sonate da corteo: una per la benedizione, una per l'uscita dalla Piazza dopo il Palio;
     
  • 2 giugno: Ceri piccoli - Festa della Repubblica Tre sonate a festa: alba, mezzogiorno, girate della sera;
  • Corpus Domini Una Sonata solenne durante la Processione della sera;
  • 21 giugno Una Sonata funebre: sera (Vigilia dei "Quaranta Martiri';
  • 22 giugno Una Sonata funebre: alba ("Quaranta Martiri");
     
  • 14 agosto Una Sonata da corteo: sera (Palio dei Quartieri, ingresso delle comparse);
  • 15 agosto Tre Sonate a festa: alba, mezzogiorno, tramonto (Ferragosto);
  • 20 settembreTre Sonate a festa: alba, mezzogiorno, tramonto (Unità d'Italia);
  • 30 ottobre Una Sonata: mezzogiorno (Compleanno del Campanone); 
  • 4 novembre: Tre Sonate a festa: alba, mezzogiorno, tramonto (Fine della I° Guerra Mondiale);
     
  • 5 dicembre I° Doppio dell'Immacolata: sera;
  • 6 dicembre II° Doppio dell'Immacolata: sera;
  • 7 dicembre III° Doppio  dell'Immacolata: sera;
  • 8 dicembre Tre Sonate a festa: alba, mezzogiorno (se possibile con doppietti) tramonto (Immacolata concezione);
  • San Silvestro Sonate a festa: Sbatoccata e girato il Campanone a mezzanotte (3 minuti prima della mezzanotte).

La voce di Gubbio

Il Campanone - la voce di Gubbio
"Di lassù si scoprono i tetti di coppi, giusto quali apparirebbero ad un aereoplano in volo, si scoprono le ripide strade strette e fonde tra le antiche mura, si scopre la campagna quieta" ...
La città e il suo Campanone
Il rapporto tra la città e il suono del "Campanone" è carico di intensità e si ramifica nelle sensazioni legate ad ogni fatto. Ogni funzione o evento che si svolge sul suolo eugubino è scandito dallo scorrere dei suoi "tocchi". dalla Festa dei Ceri, ancestrale sacrificio che gli eugubini compiono ogni 15 maggio nei confronti del loro Santo protettore Ubaldo, al vetusto Palio della Balestra, secolare sfida con gli amici biturgensi. Dal duello ferragostano tra i quartieri, alle cerimonie religiose, in un calendario continuo che contiene anche festività nazionali.

Sempre lassù a battere l'orologio dei nostri ricordi. a raggiungere ogni largo, piazzale e, meglio ancora, la sovrastata Piazza Grande. Scorre così l'anno sfilando i giorni che hanno segnato il dolore lasciato dalle guerre, le gioie liberatorie delle solennità e via dicendo. Arroccati negli angusti spazi, i campanari, partecipano ad ogni attimo che fluisce tra le mura urbiche. Il civico rintocco, che segna la presenza di regole ferree tramandate dai padri, ancora oggi è in grado di chiamare i consiglieri comunali alla riunione.
Quella delle "sonate" rappresenta una modalità fantastica per introdursi nella città, capace di immergere direttamente e chiunque in atmosfere che provengono dal passato, decisamente rispettose dell'uomo e delle cadenze della vita. Una scuola di tradizioni conservate e preservate da influenze esterne, legate fortemente all'equilibrio di chi comprende che il "Campanone lancia il segnale più alto.